In principio fu Amalthea

 

Era una capra bellissima: agile, fiera. Un po’ombrosetta, forse perché eternamente giovane: aveva infatti il dono dell’eterna giovinezza. Le sue corna elegantemente e voluttuosamente attorcigliate risplendevano al sole, soprattutto all'alba e al tramonto quando i raggi erano più obliqui. Si ergevano sulla sua fronte immacolata per più di un metro di altezza. Il suo manto era più morbido dei fili di seta d’oriente e le sue mammelle erano il sogno di un poeta: calde, tenere, soffici, accoglienti. Da quei capezzoli sgorgava il latte della vita.

 

E così toccò ad Amalthea, capra e ninfa, nutrire il dio infante, il dio degli uomini e degli dei: Zeus.

Crono, il tempo, implacabilmente armato della sua falce che tutto miete, aveva voluto che tutti i figli nati da lui e da rea, la natura feconda grande madre, dovessero morire. Giunto il momento di partorire, rea si rifugiò in una caverna del più alto monte di creta.

 

Qui incontrò Amalthea che di quella caverna aveva fatto il suo rifugio e la sua reggia.       

 

Partorito che ebbe il bambino lo affidò ad Amalthea.

 

E fu proprio in virtù di quel latte che quel bimbo divenne un giorno il dio di tutti gli uomini e di tutti gli dei: il grande Zeus.

 

Quando fu il momento di lasciare andare Zeus per la sua strada, Amalthea prese un suo corno spezzato, lo rovesciò e lo riempì di fiori e di frutta per donarlo al grande Zeus. Era la cornucopia che ancor oggi porta abbondanza, ricchezza e fortuna ai mortali.

 

Quando Amalthea morì, Zeus la pose nell’universo dei cieli. Chiunque alzando gli occhi al cielo può vederla splendere ogni sera. Ma di notte risplende di più.

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